Il confine più lungo. Per una storia del confine orientale italiano fra guerre, violenze, foibe, esodo

Seminario di formazione per docenti
21 ottobre - 28 novembre 2010

Il Comune di Rimini, in collaborazione con gli Istituti storici di Trieste, Rimini e Grosseto, dell’Università di Trieste e dell’Associazione delle Comunità Istriane, promuove un progetto dedicato alla storia del confine orientale italiano, un’area che nel corso del Novecento ha subito un complesso processo di trasformazioni e di violenze. I fenomeni della repressione attuata dal regime fascista ai danni delle popolazioni slovene, delle azioni di deportazione organizzate da parte dei nazisti su tutto l’Adriatisches Küstenland, fino alle violenze subite dagli italiani in Istria tra il 1943 e il 1945, culminate nel tragico fenomeno degli infoibamenti e, infine, la tragedia del lungo esodo di circa 250.000 italiani dalle loro terre, sono eventi che possono essere correttamente compresi solo se inseriti in un contesto più ampio. Occorre indagare una vicenda lunga che affonda le sue radici nelle tensioni che attraversano l’Impero asburgico al suo declino. Alla Grande Guerra segue “un convulso e violento dopoguerra: con l’annessione all’Italia di territori ampiamente popolati da sloveni e croati, e con l’italianizzazione forzata perseguita dal fascismo, accompagnata da persecuzioni e umiliazioni. Vi è poi nel 1941 l’occupazione nazista e fascista della Jugoslavia, e infine - dopo l’8 settembre - l’instaurarsi della Zona di operazioni Litorale Adriatico, alle dirette dipendenze della Germania nazista (Operationszone Adriatisches Küstenland). È questo lo sfondo incandescente su cui si innesta il trauma del 1945, anticipato nella provvisoria transizione del settembre 1943: le uccisioni di massa, di cui le foibe sono diventate il simbolo, e l’esodo della quasi totalità della popolazione italiana. Una grande, dolorosissima ferita, parte del più vasto scenario del dopoguerra europeo.” Sono parole dello storico friulano Guido Crainz * che rendono bene la complessità del quadro storico di riferimento.
Il progetto si propone di offrire al mondo della scuola e alla cittadinanza, gli strumenti per una migliore conoscenza storica. Esso si propone di affrontare anche temi delicati come la rimozione che per lungo tempo ha avvolto nel silenzio queste vicende, il problema della stratificazione e della concorrenza delle memorie delle diverse vittime (per esempio italiane e slovene) fino a toccare necessariamente l’uso politico della storia che ancora oggi tende a soffocare la riflessione pubblica e ad appesantire la rivisitazione di quel periodo. Non solo, dunque, un’occasione di aggiornamento su argomenti ancora poco trattati dai manuali scolastici e sui quali le memorie e le interpretazioni spesso si dividono e si contrappongono, ma anche l’opportunità, tramite il viaggio-studio a Trieste, di una riflessione e di un confronto tra colleghi docenti, educatori e storici per interrogarsi sulla reale efficacia pedagogica dei luoghi di memoria per trasmettere e, soprattutto, per comprendere la storia.

*La Repubblica del 6 febbraio 2008